26
mag
Patente, maturità, New York, test d’ingresso, radio, cose di cuore, laurea, Australia e altro ancora. Poi Lost. Per la mia vita sei anni di cose anche più importanti a dirla tutta, ma impossibili da slegare con le 127 puntate di quest’avventura. Tutto è finito, alle 6.00 di mattina per la precisione, quando mi sono alzato per seguirla in semi-diretta con gli Stati Uniti su FOX.
Ho aspettato un paio di giorni per avere maggiori approfondimenti sul significato di questo finale, direi che la recensione definitiva sta su IlPost. Altri due contributi interessanti li trovate qui e qui. Nel mio piccolo condivido la scelta di chiuderla con il focus sui personaggi, più che sull’isola e i suoi misteri. Puntare alla pucciness degli spettatori ha sempre pagato.
Chi è arrivato alla fine di Lost ne rimarrà irrimediabilmente segnato a vita e sarà d’ora in avanti un eterno raffronto tra qualsiasi nuova serie e “quella lì dei naufraghi che viaggiano nel tempo”. L’impatto di Lost sulla costruzione dei palinsesti televisivi sarebbe oggetto di una tesi di laurea anche più della sceneggiatura della serie stessa, con l’unica differenza che dove la scrittura della prima implica una qualche conoscenza del mondo della comunicazione digitale per la seconda è sufficiente essere iscritti a Scienze della Comunicazione.
Il giovane omino che scarica la puntata in lingua originale, la sottotitola nel silenzio della notte e la ricarica online mettendola a disposizione del mondo a poche ore dalla messa in onda ha letteralmente costretto i più grandi broadcaster a riallineare le proprie strategie, palesemente sconfitti da un servizio che mette al centro i desideri di chi guarda e che ribalta la comune visione spettatore = merce.
Credo poco all’eventualità di spinoff o settime serie, move on è un chiaro messaggio a chi guarda, oltre che a Jack. Meglio così, probabilmente. Ora c’è una massa di orfani desiderosi di rivivere l’epopea di una nuova serie. C’ha provato Flash Forward, che viene chiusa per mancanza di spettatori e idee chiare.
Banale, ma doveroso: see you in another life, brotha.
13
mag

La sensazione è che se tutta la gente che camminando frettolosamente a testa bassa con qualche foglio in una mano e dello scotch di carta nell’altra e presentandosi con “qui è tutto un delirio” avesse vissuto realmente una situazione di estrema urgenza, tipo l’assistere una partoriente, salvarsi da un incendio, cambiare canale quando comincia Affari Tuoi, allora tutto sarebbe fatto prima, meglio e senza affanni.
Ma questo comprometterebbe seriamente il fondamentale principio che regola il lavoro a orario cinese sottopagato: fare_il_capetto, ovvero comportarsi con un presunto sottoposto con tutto quanto comporta essere pagati 3 euro a pezzo (e in tema c’è una discussione in comodi comodi 400 commenti su FF che fa luce sulla questione) e potersi guadagnare qualcosa solo in termini di ebbrezza da comando.
Sarò al Salone fino a lunedì, a curare le interviste per Polimedia, la webTv del Politecnico. Con le marce basse, ma per divertirmi.
30
mar
Sono le 2.09 e vorrei scrivere un post lungo qualche pagina su cosa, quando, come e perché siamo finiti così, a fare il villaggio di Asterix e Obelix ultimo baluardo contro l’invasione dei Romani (e Dio solo sa quanto meschino sia questo fato).
Poi Suz ha scritto questo, e mi levo il problema. Sta tutto lì.
28
mar
Eh niente, la settimana scorsa ricevo una email da Arianna di Hagakure che mi informa di come la Lancia stia organizzando una serie di promozioni per (sto per usare una brutta parola) i blogger al fine di coinvolgerli “su una serie di eventi che riguardano il mondo Lancia nel 2010 e che riteniamo vicini ai tuoi interessi e agli argomenti di cui scrivi.” Non sono autoctono in queste terre, ma mi sono presto accorto di come le aziende comincino a farsi ingolosire dalle possibilità di fare bella figura con (sto per farlo di nuovo) i trend setters offrendogli prodotti in anteprima, promozioni o, nel mio caso, biglietti per eventi come i Mondiali di Pattinaggio qui a Torino.
Vado, potendo anche invitare l’amore mio, biglietti in tribuna, pass per il lounge, grande ospitalità, tutto bello. Anche la Kostner si impegna e arriva quarta, che è comunque meglio di quanto mi sarei aspettato. Breve digressione: non ho nulla contro l’algida ragazza, ma la pongo in quella schiera di giovani atleti italiani che al primo buon risultato diventano la “Promessa” senza poi ottenere nel prosieguo alcun risultato. Tra loro annoveriamo Andrew KinderBueno Howe, Mario SonoAmicoACorona Balotelli, più o meno tutta la squadra italiana di sci a rotazione, eccetera.
L’esperienza è stata positiva, durante la gara ho fatto parecchie foto e dato qualche aggiornamento via FriendFeed. Ora, per voi non habitué della (abbiate pazienza…) blogosfera, il cui sospettoso inconscio avrà già messo in dubbio l’onestà intellettuale del sottoscritto, tengo a precisare che la mia opinione personale sulla Lancia come azienda non è che si sia modificata un granché: non ho mai avuto auto Lancia, le conosco solo per sentito dire e non potrei dare quindi un giudizio autorevole su un qualsiasi loro prodotto.
Perciò? Perciò la moneta è e sarà sempre di più l’autorevolezza di chi scrive, tracciabile sul lungo periodo, verificabile nel tempo e nei fatti. Le aziende ne trarranno vantaggio solo riuscendo a completare la trasformazione in (perdonatemi) human brand, non limitandosi a sperimentare nuove forme di marketing, il buzz, lo street, il guerrilla, il viral tanto divertenti e (qui proprio siamo al peggio) geniali quanto effimere. Ma per tutto questo discorso rimando con piacere a gluca, che dell’autorevolezza ne ha fatto il suo (la smetto) purpose.
3
mar
È noto che in televisione, e soprattutto nei talk show di intrattenimento (premesso che io guardo solo, e raramente, Victor Victoria), siano molto ricercate le interviste a quei personaggi che proprio in televisione hanno pochissimo spazio. Questo perché vediamo un volto, ma non lo associamo immediatamente a qualcosa di noto, spesso nemmeno al suo nome. Banalmente si rimane davanti allo schermo per cercare di associare il proprio ricordo a qualche altra informazione, un meccanismo che non funziona con personaggi più noti. In questo senso la voce è una componente fondamentale. Trascina, coinvolge, cattura l’ascolto perché rimane impressa nella mente di chi guarda, ma non si associa a un volto. È un fenomeno unico che funziona soprattutto associando quella particolare voce ad un evento ripetuto, ad un appuntamento fisso, come la voce di chi legge le previsioni del tempo, delle indicazioni sul navigatore o dei trailer al cinema. La voce si attacca a quell’evento e non c’è scampo: si riconoscerà sempre.
Voglio un programma in radio sulle voci che ci legano allo sport. Una puntata per ogni sport con ospite la sua “voce”. In particolare, questi:
- Atletica, istituzionalmente Franco Bragagna
- Basket, con particolare riferimento all’NBA, Federico Buffa
- Calcio, tra i tanti, tantissimi, scelgo Stefano Bizzotto
- Formula1, l’uomo che accompagna il sonno sul divano di tutti noi, Gianfranco Mazzoni
- Motomondiale, un uomo solo, Guido Meda
- Poker, che si suda più che a calcetto, Maurizio Caressa
- Premier League, che è un altro sport rispetto al calcio, Massimo Marianella
- Sci, che dev0 capire perché se uno “sta andando bene” arriva 18esimo e se “troppo seduto” arriva secondo, Carlo Gobbo
Come dite? L’hanno già fatto? No.
25
feb
Non ricordo con precisione in quale passaggio di una lezione universitaria è uscito un concetto che mi è rimasto impresso come semplice e verificabile modello di una società in cui mi piacerebbe vivere: il paradigma delle tre T, Talento – Tecnologia – Tolleranza. Mi rendo conto di come richiami facilmente il pessimo slogan della Moratti “l’università delle 3 I” (a cui Paolo Rossi aveva saggiamente aggiunto la quarta “Ilpapàmidàdiecimilaeuroperlaurearmi”), ma superando la patina di superficialità che attornia qualsiasi messaggio pretenda di sintetizzare grandi idee in tre iniziali è raggiungibile un legame tra queste tre T. Il legame, come del resto il nome dell’esame da cui questo concetto è tratto, l’ho rimosso.
Poi oggi è successo questo. Non lo riassumo, avrete certamente letto e/o visto. Ora, qui c’è tutto. C’è il Talento, e tanto anche. Non so bene dove, ma se tre imbecilli possiedono un tale tasso di ignoranza da far sembrare Corona un dottorando e prendono a calci un ragazzo down, da qualche parte, continuo a non sapere dove, per un principio di bilanciamento dell’universo, c’è molto talento. C’è la Tecnologia, mi pare evidente. E ce n’è tanta da dover impegnare il tribunale di Milano in una scrupolosa indagine sui massimi sistemi della Rete, come se per altro non ci fossero cose più urgenti o, secondariamente, di propria competenza. E cosa dire della Tolleranza? Certo, messa a dura prova dai tre minus habens, ma non di meno per quello che riguarda i dirigenti di Google incriminati e condannati senza che avessero nè caricato nè visto il video, oltre ad averlo rimosso dopo le dovute segnalazioni.
Non mi preoccupo. Come qualsiasi processo italiano in merito finirà tutto in un nulla, ma è amaro veder associare la tua bella città a una notizia simile. Ho scoperto che la Bresso tira fuori ogni tanto questa cosa delle 3T per dare slancio alla sua linea politica. Spero si ricordi meglio di me dov’è che l’ha sentita e, soprattutto, cosa vuol dire.
25
gen
C’è il cinema prima di Avatar e il cinema dopo. È una buona notizia in senso commerciale: in tempo di crisi la gente riempie le sale e il tentativo (disperato) di combattere la pirateria rendendo l’esperienza cinematografica irreplicabile (HD+3D) nel proprio salotto ha pagato. E tanto.
Questo significherà una sempre maggiore uscita di titoli di questo tipo: tutta la Computer Graphics si è votata al 3D (vedi prossime uscite: Alice in Wonderland, Tron:Legacy, Toy Story 3, ecc) e bisognerà farci l’abitudine. I titoli blockbuster, quelli che portano i soldoni, da ora in avanti sono questi. Gli ammmerigani guardano il budget e non è un segreto che il 3D sarebbe morto entro breve non ci fossero stati risultati notevoli in termini di vendite.
L’altra conseguenza è strettamente legata ad Avatar. Ora c’è la tecnologia e ci sono i soldi: quando arriva la storia? Il cinema non perdona, se sei bravo o no si vede subito e qui Avatar paga dazio. La storia è ridicola al punto da far rimpiangere Pochaontas, prevedibile come solo “I passi dell’amore” sa essere. Ci si tura il naso solo perché la profondità del 3D e il livello di definizione dei dettagli sono assoluti: la scena del Puffone che si alza in piedi per la prima volta e impara a camminare è da far cascare la mascella. Lo spettatore è l’avatar. Lui è in quel corpo e scopre una realtà nuova, che è il film, il 3D così come lo si vede. Stupendo. Ma 160 minuti di 3D non si giustificano solo con la possibilità di vedere i punti neri al Puffone.
È l’inizio. Nell’altra sala il Prince (ndr: amico di chi scrive) vedeva “Up in the air” che sono sicuro essere un gioiello. Sarà costato un decimo di Avatar, e comunque la metà è andata via per pagare Giorgio Clooney, ma dietro ha un impianto che è il Cinema, anche senza il treddì. Ora qui ci andrebbe una “figura professionale” in grado di unire le due cose, chessò un tecnologo che gli piace Kubrick, o un ingegnere che ama Fellini… Oh, scusate, vado che il mio ego deve fare pipì.
11
gen
Ricapitolando,
negli anni ho aperto un primo blog su MSN Live Spaces, obiettivo raggiungere i 100 post senza interrompersi. Mi arenai al #67, forse nel momento migliore. Non avevo ben chiaro a cosa andassi incontro, ma come primo esperimento non si può considerare un fallimento. Più tardi compresi che il problema risiedeva nella mancanza di specificità: era necessario concentrarsi su un ambito, un argomento.
Allora ne aprii un secondo, sulla mia passione più grande, la radio. Scopo principale sarebbe stato aggiornare i contenuti del mio programma radiofonico e appuntarmi alcune riflessioni su quanto fatto davanti al microfono. Faticosissimo. Spesso finivo i post a notte fonda, senza il minimo divertimento o passione. L’ho abbandonato a se stesso con non poco sollievo.
Nel frattempo ho aperto con tre amici un blog dove riversare ogni idiozia. Fin’ora il mio risultato migliore, senza dubbio.
Ora siamo a questo. La spesa per dominio, hosting e theme è una sorta di deterrente sulla mia forza di volontà che deve necessariamente tenere botta. Vedremo.