C’è il cinema prima di Avatar e il cinema dopo. È una buona notizia in senso commerciale: in tempo di crisi la gente riempie le sale e il tentativo (disperato) di combattere la pirateria rendendo l’esperienza cinematografica irreplicabile (HD+3D) nel proprio salotto ha pagato. E tanto.
Questo significherà una sempre maggiore uscita di titoli di questo tipo: tutta la Computer Graphics si è votata al 3D (vedi prossime uscite: Alice in Wonderland, Tron:Legacy, Toy Story 3, ecc) e bisognerà farci l’abitudine. I titoli blockbuster, quelli che portano i soldoni, da ora in avanti sono questi. Gli ammmerigani guardano il budget e non è un segreto che il 3D sarebbe morto entro breve non ci fossero stati risultati notevoli in termini di vendite.
L’altra conseguenza è strettamente legata ad Avatar. Ora c’è la tecnologia e ci sono i soldi: quando arriva la storia? Il cinema non perdona, se sei bravo o no si vede subito e qui Avatar paga dazio. La storia è ridicola al punto da far rimpiangere Pochaontas, prevedibile come solo “I passi dell’amore” sa essere. Ci si tura il naso solo perché la profondità del 3D e il livello di definizione dei dettagli sono assoluti: la scena del Puffone che si alza in piedi per la prima volta e impara a camminare è da far cascare la mascella. Lo spettatore è l’avatar. Lui è in quel corpo e scopre una realtà nuova, che è il film, il 3D così come lo si vede. Stupendo. Ma 160 minuti di 3D non si giustificano solo con la possibilità di vedere i punti neri al Puffone.
È l’inizio. Nell’altra sala il Prince (ndr: amico di chi scrive) vedeva “Up in the air” che sono sicuro essere un gioiello. Sarà costato un decimo di Avatar, e comunque la metà è andata via per pagare Giorgio Clooney, ma dietro ha un impianto che è il Cinema, anche senza il treddì. Ora qui ci andrebbe una “figura professionale” in grado di unire le due cose, chessò un tecnologo che gli piace Kubrick, o un ingegnere che ama Fellini… Oh, scusate, vado che il mio ego deve fare pipì.











