Fine de L’OSTensione.
Patente, maturità, New York, test d’ingresso, radio, cose di cuore, laurea, Australia e altro ancora. Poi Lost. Per la mia vita sei anni di cose anche più importanti a dirla tutta, ma impossibili da slegare con le 127 puntate di quest’avventura. Tutto è finito, alle 6.00 di mattina per la precisione, quando mi sono alzato per seguirla in semi-diretta con gli Stati Uniti su FOX.
Ho aspettato un paio di giorni per avere maggiori approfondimenti sul significato di questo finale, direi che la recensione definitiva sta su IlPost. Altri due contributi interessanti li trovate qui e qui. Nel mio piccolo condivido la scelta di chiuderla con il focus sui personaggi, più che sull’isola e i suoi misteri. Puntare alla pucciness degli spettatori ha sempre pagato.
Chi è arrivato alla fine di Lost ne rimarrà irrimediabilmente segnato a vita e sarà d’ora in avanti un eterno raffronto tra qualsiasi nuova serie e “quella lì dei naufraghi che viaggiano nel tempo”. L’impatto di Lost sulla costruzione dei palinsesti televisivi sarebbe oggetto di una tesi di laurea anche più della sceneggiatura della serie stessa, con l’unica differenza che dove la scrittura della prima implica una qualche conoscenza del mondo della comunicazione digitale per la seconda è sufficiente essere iscritti a Scienze della Comunicazione.
Il giovane omino che scarica la puntata in lingua originale, la sottotitola nel silenzio della notte e la ricarica online mettendola a disposizione del mondo a poche ore dalla messa in onda ha letteralmente costretto i più grandi broadcaster a riallineare le proprie strategie, palesemente sconfitti da un servizio che mette al centro i desideri di chi guarda e che ribalta la comune visione spettatore = merce.
Credo poco all’eventualità di spinoff o settime serie, move on è un chiaro messaggio a chi guarda, oltre che a Jack. Meglio così, probabilmente. Ora c’è una massa di orfani desiderosi di rivivere l’epopea di una nuova serie. C’ha provato Flash Forward, che viene chiusa per mancanza di spettatori e idee chiare.
Banale, ma doveroso: see you in another life, brotha.












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